La legge quadro n°
104 del 5 febbraio 1992 è stata, e continua ad
essere, una legge fondamentale per l'assistenza, l'integrazione
sociale e i diritti delle persone handicappate.
Nonostante ciò la sua conoscenza non è molto
diffusa e le interpretazioni applicative, effettuate dalle
commissioni mediche, non sono per nulla omogenee.
Vediamo allora di capire quali sono le finalità che
hanno ispirato il legislatore, non limitandoci alla lettura
di un singolo articolo, ma con una visione complessiva della
legge, integrata in un quadro legislativo e normativo generale.
Naturalmente focalizzeremo la nostra attenzione su quanto
può essere di interesse per coloro che sono affetti
da gravi emopatie genetiche ed in particolare i soggetti affetti
da Talassemia Major, anche se le argomentazioni presentate
si possono estendere a numerose patologie.
Finalità della legge
Il primo articolo della legge definisce in modo compiuto
quali sono i fini perseguiti, in particolare:
"La Repubblica ... garantisce il pieno rispetto
della dignità umana e i diritti di libertà e
di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena
integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella
società". Inoltre sempre l'articolo 1 termina
con il seguente enunciato: "(La Repubblica) ... predispone
interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione
sociale della persona handicappata".
Di seguito la legge detta i principi dell'ordinamento in materia
di diritti, integrazione sociale e assistenza della persona
handicappata... (definizione dell'articolo 2).
Soggetti a cui si applica la legge
Ma chi sono le persone handicappate che hanno diritto
ai provvedimenti previsti dalla legge?
A questo risponde l'articolo 3 che al primo comma recita:
"È persona handicappata colui che presenta
una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata
o progressiva, che è causa di difficoltà di
apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e
tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di
emarginazione.
È opportuno richiamare una classica definizione
della Talassemia Major:
"Grave emopatia ereditaria, a trasmissione autosomica
recessiva, cronica, invalidante e a decorso non favorevole".
Non vi possono essere dubbi sul fatto che si
tratta di una minorazione fisica progressiva, causa di difficoltà
di relazione e di integrazione lavorativa tale da determinare
un processo di svantaggio sociale e di emarginazione e pertanto
rientrante pienamente nella definizione di legge.
Ma lo stesso articolo 3 al comma 3 da una ulteriore
definizione di handicap grave nel seguente modo:
"Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia
ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in
modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente,
continuativo e globale nella sfera individuale o in quella
di relazione, la situazione assume connotazione di gravità".
Ed è proprio questa definizione che molto spesso pone
dubbi sull'applicazione della definizione di handicap grave
ai soggetti talassemici, non per il fatto che si tratti di
una minorazione singola o plurima (nei talassemici sono molto
frequenti complicanze cardiache, endocrinologiche ed epatiche
di varia gravità) ma per il concetto di necessità
continua di assistenza.
La sola lettura di questo comma, potrebbe restringere l'applicazione
a soggetti che hanno gravemente perduto l'autonomia delle
funzioni essenziali e pertanto devono essere continuamente
assistiti.
Ma l'articolo 33, introduce le agevolazioni per i genitori
(o altri stretti famigliari) stabilendo che possono usufruire
di un permesso di due ore giornaliere o in alternativa,
tre giornate al mese, per l'assistenza dei minori affetti
da grave handicap.
Si tratta evidentemente di una assistenza per permetterne
le cure, non certamente per gli atti quotidiani. D'altronde
se l'intendimento del legislatore fosse stato più restrittivo,
avrebbe chiaramente limitato questa agevolazione ai
soggetti che sono beneficiari dell'indennità di accompagnamento.
Sempre l'articolo 33 al sesto comma, implicitamente
chiarisce ed amplia il concetto di handicap grave, dicendo:
"La persona handicappata maggiorenne in situazione
di gravità può usufruire alternativamente dei
permessi di cui ai commi 2 e 3...".
Chiaramente il legislatore ha incluso in queste agevolazioni
i soggetti maggiorenni lavoratori che devono assistere se
stessi per le proprie cure, naturalmente quando questa assistenza
riveste un impegno tale da poter essere definita permanente
e continuativa.
Un tipico piano terapeutico e diagnostico per i pazienti
talassemici (nota 1),
che può variare anche notevolmente a seconda delle
condizioni individuali, dimostra comunque un notevole impegno
che rende difficoltoso, se non impossibile, un normale
rapporto di lavoro dipendente in mancanza delle agevolazioni
previste proprio per l'assistenza.
L'applicazione della legge 104/92 assume quindi l'importante
ruolo di strumento per la piena integrazione nel lavoro e
nella società.
Le numerose associazioni dei talassemici, tra cui l'ATDL (Associazione
Talassemici Drepanocitici Lombardi), hanno sempre operato
per superare il concetto di "assistenzialismo",
indirizzandosi verso un moderno sistema di massima integrazione
sociale, il che significa una vita produttiva, producendo
reddito e sostenendo la spesa pubblica (di cui purtroppo ne
sono involontari fruitori) con le giuste imposte fiscali e
contributi previdenziali. Inoltre una dignitosa indipendenza
economica e meglio che sia raggiunta con il lavoro e non a
mezzo di un umiliante assegno di sostentamento.
Quali provvedimenti?
Nella passata legislatura due disegni di legge quadro sulla
talassemia (nota 2)
prevedevano l'automatico riconoscimento delle agevolazioni
della 104/92 per tale categoria, ma nonostante una notevole
convergenza tra tutti i partiti, tali leggi non sono giunte
al termine dell'iter approvativo.
Questo non esclude che tali progetti vengano ripresentati,
ma la strada è comunque lunga ed incerta.
Come evitare allora che il risultato dell'esame delle commissioni
mediche sia variabile come i numeri del lotto?
Recentemente il Ministero del tesoro, da cui dipendono tra
l'altro le commissioni mediche, ha inviato una circolare (nota3)
nella quale si delineano gli indirizzi per le valutazioni
di disabilità, secondo la legge 68/99 allo scopo di
favorire il massimo inserimento lavorativo.
Un chiaro richiamo alla legge 104/92 è stato fatto
nei seguenti termini:
"È appena il caso di ricordare in proposito
che con legge n. 104/1992 assume rilievo centrale il diritto
alla piena integrazione nel mondo del lavoro di tutti i portatori
di handicap, relativamente alle effettive capacità
del soggetto, posto che l'handicap è una condizione
di svantaggio nell'inserimento sociale del disabile. Peraltro,
il riconoscimento dell'handicap in situazione di gravità
considera espressamente interventi assistenziali mirati, permanenti,
continuati e globali, diretti ai disabili, perlopiù,
indirizzati a rieducarli, ma sempre con il fine di un loro
inserimento sociale, tenuto conto della connotazione di gravità
stessa. Ogni situazione morbosa singola o plurima deve essere
considerata in rapporto alle ripercussioni rappresentate dalla
menomazione, dalla disabilità e dallo svantaggio sociale,
con valutazione delle capacità residue dell'individuo,
determinando quella che è la potenzialità lavorativa
del soggetto che deve essere recuperato".
La valutazione, nell'ambito dell'applicabilità della
104/92, deve tener conto della piena integrazione nel mondo
del lavoro, tenendo conto delle ripercussioni che il talassemico
(così come ogni altro affetto da gravi patologie croniche)
subisce a causa della continua e permanente assistenza terapeutica
e diagnostica.
La circolare è stata indirizzata ai presidenti delle
commissioni mediche di verifica ed è stato chiesto
un "cortese cenno di ricezione e di adempimento".
Non possono esserci dubbi sul fatto che tutto il quadro legislativo
ha come fine principale il pieno inserimento sociale e questo
deve essere il principale obiettivo che le commissioni mediche
devono perseguire.
Sarebbe auspicabile che in tal senso si esprimesse il Ministero
competente, emettendo una circolare di indirizzo simile a
quella richiamata; questo per evitare inutili ricorsi, dispendiosi
per i cittadini e per la collettività o peggio ancora
creando due classi di ammalati, quelli che riescono ad integrarsi
nel mondo del lavoro e quelli che devono accettare attività
precarie o a tempo parziale oppure in alternativa trascurare
la propria salute.
Le associazioni dei talassemici non possono accettare
tali disparità e sempre opereranno per una giusta
applicazione dei diritti individuali.
Per questo l'ATDL invita tutte le Associazioni che vogliano
fare fare un minimo di pressione per l'emissione di tale circolare
a sciverci.
Note
1.Vedi anche:
Linee
guida per la prevenzione ed il trattamento delle complicanze
nella thalassemia a cura della Commissione di Studio per
la prevenzione e la terapia delle complicanze della talassemia,
coordinata da G. Fiorelli (Milano) e C. Vullo (Ferrara).
2. Proposta di legge n° 2385, primo
firmatario Misuraca e proposta di legge n° 2409, primo
firmatario Lucchese (Legge quadro sulla prevenzione e la cura
della thalassemia, della drepanocitosi e delle emoglobinopatie
genetiche).
3. Ministero del Tesoro, del Bilancio
e della Programmazione Economica, CIRC. 7 maggio 2001, n.150,
pubblicata sulla G.U. del 21 giugno 2001, n. 142 - Decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 gennaio 2000
recante: "Atto di indirizzo e coordinamento in materia
di collocamento obbligatorio dei disabili, a norma dell'art.
1, comma 4, della legge 12 marzo 1999, n. 68".
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