Le beta talassemie sono un gruppo di malattie che
hanno in comune la sintesi difettosa delle catene beta dell'emoglobina.
Le cause genetiche di queste malattie sono individuate nel
gene che codifica la beta globina.
Si conoscono più di 150 alterazioni di questo
gene che causano una beta talassemia.
A causa della produzione difettosa di catene beta, i globuli
rossi che vengono prodotti sono poveri di emoglobina e vengono
presto distrutti causando ingrossamento della milza (splenomegalia),
producendo un'anemia grave e modificazioni scheletriche (perché
il midollo osseo, dove vengono prodotti i globuli rossi, aumenta
di volume per cercare di compensare la perdita).
La talassemia intermedia è una forma attenuata
di talassemia, che si manifesta in modo estremamente variabile
in individui omozigoti. I sintomi più tipici sono anemia,
ingrossamento della milza (splenomegalia) e calcolosi biliare.
Le ragioni per cui alcuni individui omozigoti manifestano
la talassemia major ed alcuni la talassemia intermedia sono
diverse. Una ragione può essere il tipo di alterazione
genetica, un'altra è la presenza di altre condizioni
genetiche che limitano i danni della talassemia.
La terapie
L'anemia grave dovuta alla sintesi difettosa delle catene
globiniche, obbliga i malati di talassemia a sottoporsi a
terapia trasfusionale periodica per sopperire al deficit
di globuli rossi nel sangue.
Tale terapia consiste nella trasfusione di pappa di globuli
rossi che deve essere ripetuta mediamente ogni 20-25 giorni
(tale frequenza è in realtà molto soggettiva)
per tutta la vita.
Le continue trasfusioni di sangue introducono, insieme ai
globuli rossi, enormi quantitativi di molecole di Ferro
che deve essere assolutamente eliminato in quanto molto
tossico.
Il farmaco che chela il ferro (deferoxamina) eliminandone
gli accumuli nell'organismo, viene introdotto tramite un ago
collegato ad microinfusore a lento rilascio che inietta il
liquido per un periodo di 10-12 ore al giorno.
Le terapie sopra descritte sono quelle "primarie"
utilizzate per la cura delle talassemie. Spesso esistono numerose
patologie "secondarie", anche gravi, dovute principalmente
ai danni dell'accumulo di ferro nell'organismo che sono ormai
la principale causa di morte dei pazienti talassemici (se
non l'unica).
I recenti risultati della ricerca scientifica mondiale riguardanti
la genetica, dimostrano come siano ormai a portata alcune
tecniche per giungere a terapie definitive e lasciano sperare
che sia possibile correggere o eliminare anche i difetti responsabili
delle talassemie.
In attesa che questo succeda quanto prima le terapie 'primarie'
continuano a migliorarsi tentando di rendere sempre meno difficile
la vita del paziente.
In particolare, gli studi sono orientati verso tre settori:
- Terapeutico tradizionale
In questi ultimi anni, grazie al lavoro costante dei medici
impegnati quotidianamente nell'assistenza dei soggetti talassemici
si è giunti sempre più al perfezionamento
della qualità del sangue trasfuso, alla terapia ferrochelante
ed a prevenire le
complicazioni organiche e infettivologiche.
- Farmacologico
Il ferrochelante orale anche se non costituisce la
soluzione definitiva, il chelante orale contribuisce notevolmente
a migliorare la qualità della vita del talassemco.
Come si è evidenziato precedentemente, è indispensabile
che il talassemico faccia costante uso di un farmaco ferrochelante.
La deferoxamina è attualmente il farmaco principalmente
utilizzato e consigliato, purtoppo la terapia è molto
impegnativa, fastidiosa sacrificando notevolmente le attività
normali.
L'assunzione per via orale libererebbe il talassemico dalla
necessità di un apparecchio a cui deve "legarsi"
per molte ore al giorno.
Attualmente è disponibile anche un nuovo chelante
comunemente conosciuto con il nome scientifico deferiprone
ma il suo utilizzo è ad oggi indicato solo come
sostiutivo alla deferoxamina.
- Nuove forme di terapia
- Trapianto di midollo osseo omologo:
il trapianto di midollo osseo è stata la prima
forma di terapia che consenta la guarigione dalla talassemia
major. Il problema maggiore del trapianto di midollo
è la necessità di identificare donatori
compatibili e le probabilità di trovare un donatore
compatibile restano piuttosto remote se non si
hanno fratelli o sorelle.
Inoltre, fino a qualche tempo fa il trapianto comportava
un'elevata mortalità. In tempi recenti, grazie
ad un protocollo messo a punto all'ospedale S. Salvatore
di Pesaro, il trapianto di midollo sta dando risultati
promettenti.
- Terapia genica: le più
grandi speranze di sconfiggere le talassemie sono i
numerosi passi avanti che l'ingegneria genetica sta
compiendo in questi anni. Con il continuo perfezionamento
di queste tecniche si spera che i risultati risolutivi
possano giungere per tutti quanto prima.
La terapia genica prevede la possibilità di sostituire
il gene responsabile della malattia con uno sano, capace
di quindi di riportare alla normalità l'organismo.
Gli studi in corso sembrano promettenti e richiedono
ingenti risorse finanziarie.
- Nella talassemia intermedia,
il trattamento con un farmaco chiamato idrossiurea,
sperimentato di recente, ha dato soggettivamente buoni
risultati ed è oggi utilizzato dagli specialisti.
L'idrossiurea ha effetti collaterali anche gravi e solo
uno specialista potrà decidere le modalità
del trattamento.
E' stato tentato l'uso di questo farmaco per curare anche
la talassemia major ma i risultati sono stati deludenti.
Identificare i portatori sani
della malattia
Oggi semplici esami del sangue dai quali si effettuano
appositi test biochimici e l'analisi del DNA è possibile
identificare gli individui eterozigoti anche se questi non
presentano alcun sintomo.
Nelle popolazioni di origine meridionale, insulare, del delta
padano e in Sardegna (data l'elevata frequenza della malattia
in queste zone) veniva praticato sino a qualche anno fa, lo
screening di massa per individuare i portatori. Oggi purtroppo
questo non avviene più ed ancora si registrano casi
di nascituri talassemici.
La diagnosi prenatale
La diagnosi prenatale è possibile e si basa sull'identificazione
diretta di mutazioni nel DNA fetale in gravidanze a rischio.
In molti centri è possibile
effettuare tale indagine che naturalmente non prevede nessun
tipo di rischio né per la madre per il feto.
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