L'anemia falciforme o drepanocitosi è una malattia
genetica del sangue, caratterizzata da anemia
cronica e da episodi dolorosi più o meno frequenti
in varie parti del corpo, causati dall'occlusione dei vasi
sanguigni.
L'anemia falciforme prende il nome dalla forma "a
falce" che assumono i globuli rossi dei malati, ed
è particolarmente frequente nelle regioni del mediterraneo.
Come per le talassemie è
causata da alterazioni nel gene che dirige la produzione dell'emoglobina.
Nella drepanocitosi, le alterazioni colpiscono le catene beta
e danno origine ad una forma anomala di emoglobina, chiamata
emoglobina S.
Le molecole di emoglobina
S tendono facilmente ad aggregarsi fra loro, formando dei
microscopici filamenti all'interno del globulo rosso. A causa
di ciò, i globuli rossi diventano rigidi ed assumono
la caratteristica forma "a falce" (o a mezzaluna)
invece della forma normale a disco. Questi globuli rossi sono
incapaci di scorrere normalmente all'interno dei capillari
(vasi strettissimi dove i globuli rossi normali passano proprio
grazie alla loro elasticità) e quindi tendono a bloccarsi,
causando "ingorghi" e quindi occlusioni nella
circolazione.
I disturbi causati dall'anemia falciforme
L'anemia falciforme non ha un decorso clinico uguale per
tutti: alcune persone affette mostrano sintomi molto lievi,
mentre altre mostrano disturbi anche molto gravi. I disturbi
principali causati dall'anemia falciforme sono:
- anemia
cronica: i globuli
rossi che contengono emoglobina S vengono distrutti molto
prima di quelli normali. Mentre la vita media di un globulo
rosso normale è di circa 120 giorni, quella dei globuli
falciformi non supera in genere i 20 giorni.
Questo causa la presenza di pochi globuli rossi nell'organismo
e quindi l'anemia cronica;
- infezioni: i globuli rossi vengono
distrutti soprattutto nella milza, che può così
risultare danneggiata.
La milza ha un ruolo importante anche nel proteggere l'organismo
dalle infezioni, ed è per questo che per le persone
affette da anemia falciforme (specialmente i bambini) alcune
infezioni batteriche possono risultare più pericolose
- dolori alle mani e ai piedi:
dolori e tumefazioni del dorso delle mani e dei piedi sono
causati dall'occlusione dei
capillari da parte dei globuli rossi alterati. Spesso
questo è uno dei primi sintomi dell'anemia falciforme
verificabile nei bambini;
- dolori improvvisi: l'occlusione
dei capillari può avvenire in modo imprevedibile
in qualunque parte del corpo, bloccando l'afflusso di
sangue. La frequenza di queste "crisi" è
molto variabile: in alcuni pazienti sono rare (meno di una
volta all'anno), mentre altri possono averne anche 15 o
più in un anno. Il dolore può durare poche
ore oppure diverse settimane e può richiedere un
ricovero ospedaliero. I dolori sono la manifestazione più
frequente dell'AF;
- sindrome polmonare acuta: è'
una delle complicazioni più pericolose dell'anemia
falciforme, simile ad una polmonite, causata dall'infiltrazione
di globuli rossi nei polmoni o da infezioni polmonari;
- ictus: è un rischio possibile,
a causa dell'occlusione dei capillari che portano il sangue
al cervello.
Le terapie
Attualmente, nessuna terapia è in grado di risolvere
completamente i problemi e i rischi causati dall'anemia falciforme.
Tuttavia, molti trattamenti si sono evoluti negli ultimi anni
ed hanno portato ad un sensibile miglioramento delle condizioni
di vita delle persone affette da AF:
- farmaci antidolorifici utili
a sedare le crisi di dolore più o meno frequenti;
- trattamento preventivo con antibiotici
fin dalla prima infanzia permette di limitare i rischi di
infezione;
- "regolari" trasfusioni
di sangue possono aumentare il numero di globuli rossi
normali e limitare i problemi alla milza e il rischio di
complicanze;
- un'idratazione abbondante e continuata
può contribuire a diminuire la coesione tra i globuli
rossi ad S limitando le occlusioni nei capillari e prevenendo
delle crisi;
- una nutrizione adeguata e il riposo
contribuiscono a limitare gli effetti della malattia;
Da qualche anno inoltre è utilizzato un farmaco chiamato
idrossiurea, sperimentato già dal 1995 e che
ha dato risultati molto positivi anche se piuttosto individuali,
ed è oggi abbastanza utilizzato dagli specialisti per
trattare le persone affette da anemia falciforme.
L'idrossiurea
Si tratta di un farmaco che da anni viene usato come antitumorale.
Di recente si è scoperto che questo farmaco ha anche
l'effetto di aumentare la produzione di emoglobina fetale
(un tipo di emoglobina che normalmente non viene prodotta
nell'adulto).
La presenza di emoglobina fetale ha l'effetto di "diluire"
la quantità di emoglobina S presente nei globuli
rossi e di limitare i sintomi della malattia.
Anche se gli effetti a lungo termine dell'idrossiurea non
sono ancora noti, è dimostrato che in molti pazienti
il trattamento porta ad una diminuzione delle crisi dolorose
e diminuisce sensibilmente il rischio di complicanze,
pertanto è stato approvato come trattamento da effettuarsi
sotto stretto controllo medico.
L'idrossiurea ha effetti collaterali anche gravi e solo
uno specialista pratico di anemia falciforme può
decidere le modalità del trattamento.
Identificare i portatori sani
I portatori sani sono facilmente identificabili con un esame
del sangue ed è anche possibile effettuare la diagnosi
prenatale.
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